dieci secondi

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Trinidad e Tobago, ovvero dove non sono stato.

Conversazione telefonica transoceanica:

Mamma: senti ma tu sei stato a Trinidad e Tobago?
Io: no mamma, sono stato a Trinidad a Cuba.
M: Ecco, tuo padre mi ha fatto sbagliare linea sul planisfero!
I: Ma perchè mi chiedete tre volte a settimana dove sto se poi manco vi ricordate?
M: Ma io lo sapevo, è tuo padre…
I: Cioè, è proprio un’altra isola, avrei dovuto prendere un aereo…
M: Adesso c’è una linea nera sbagliata gigante.
I:…o una nave.
M: Uffa.
I: Vabbè, ma non puoi cancellarla?
M: L’ho fatta col pennarello.
I: Potresti comprarti delle tempere e ricoprire la linea.
M:mmm…
I:Che?
M:Ma non puoi andare a Trinidad e Tobago?
I:Prova con l’alcol.


NB.
Le foto sono di Trinidad a Cuba eh.

SAYONARA
Good bye Tokyo.

SAYONARA

Good bye Tokyo.

Tokyo White House

Moriyama Houses by SANAA architects.

Street festival, Tokyo.

Street festival, Tokyo.

WELCOME TO AKIHABARA

Il campo delle foglie autunnali.

La città elettrica.
Dove è possibile recuperare qualsiasi tipo di componente per realizzare um computer, un televisore, un’astronave.

Quando il vento soffia le foglie secche oscillano.

La città dei manga.
Dove altre dimensioni sono in vendita, sugli scaffali.

Le più deboli si staccano per prime dal ramo.

La città dell’erotismo grafico.
Dove lesbiche con seni giganti s’imbarazzano sulle copertine dei manga hentai.

Lentamente, iniziano a volteggiare.

La città dei cafè.
Dei maid cafè. Dove le cameriere hanno vestitini sexy, modi accondiscendenti, voci languide e magari un macchiato te lo serve una sacerdotessa dell’epoca Sengoku.

Girano su se stesse, danzano.

La città virtuale.
Fatta di torri reali e portali a cristalli liquidi. Un esercito di ragazzi in attesa di scegliere il proprio robot Gundam e affrontarsi in modalità multiplayer.

Sembrano piene di vita mentre cadono.

La città della psiche.
Dove il conflitto tra il singolo uomo e la società, la tecnologia e la consapevolezza, il proprio io e quello che c’è al di fuori, inscena una quotidiana tragedia.

Invece erano già morte prima di staccarsi dal ramo.

La città della fine.
Dove gli uomini sconfitti dalla vita contemporanea vanno in cerca della propria lapide. Mentre gli altri ridono, perchè la città è piena di luci colorate.

Quando le foglie secche toccano terra non fanno molto rumore.

SHARP CULTS - Japanese steel.

Hattori Hanzo: What do you want with Hattori Hanzo?
The Bride: I need Japanese steel.
Hattori Hanzo:  Why do you need Japanese steel?
The Bride: I have vermin to kill.
Hattori Hanzo: You must have big rats if you need Hattori Hanzo’s steel.
The Bride: … Huge.

Ho ammirato, con gli occhi ipnotizzati e un filo di bava che colava dal labbro inferiore, vari di questi venditori ambulanti di coltelli in Tailandia, Giappone, Perù e tutti avevano, sempre, una casacca arancione. Perchè? Perchè si sposa con le carote? E poi… perchè desidero ardentemente quei coltelli? Perchè non penso di poter vivere senza? Che stregoneria è mai questa?
A tal proposito, che fine ha fatto lo chef Tony, dopo aver vinto nel 2002 il “Best male demonstrator award” per lo spot di Miracle Blade III - Serie perfetta?
Troppi questiti. I don’t understand why, but I need steel.

Chef Tony: What do you want with Chef Tony?
Guido: I need Italoamerican steel.
Chef Tony:  Why do you need Italoamerican steel?
Guido: I have pizza to cut.
Chef Tony: You must have big pizza fritta con cicoli if you need Chef Tony’s steel.
Guido: … Huge.

TOKYO - About claustrofobia.
When in Rome, do as the Romans do.
When in Tokyo, sleep in a coffin!
Shingo, Shingo, perchè mi hai abbandonato??

TOKYO - About claustrofobia.

When in Rome, do as the Romans do.

When in Tokyo, sleep in a coffin!

Shingo, Shingo, perchè mi hai abbandonato??

TOKYO - Tatoo or Onsen?La vita è fatta di scelte.Puoi scegliere di avere un tatuaggio.Puoi scegliere di andare in un onsen.O l’uno,o l’altro.Le due cose, no.Non si può.
Per adesso io e Shingo non abbiamo tattoos, quindi terme a go go!

TOKYO - Tatoo or Onsen?
La vita è fatta di scelte.
Puoi scegliere di avere un tatuaggio.
Puoi scegliere di andare in un onsen.
O l’uno,
o l’altro.
Le due cose, no.
Non si può.

Per adesso io e Shingo non abbiamo tattoos, quindi terme a go go!

NA House in Tokyo

Transparent dimension by Sou Fujimoto architects

NO SMOKING - Ovvero sull’importanza della soglia di un bar.Cioè, a Tokyo non si puó fumare per strada a parte alcuni luoghi opportunamente designati. Tale costume, norma civica, tortura sociale, rottura di palle o come la si voglia chiamare a seconda che tu fumi o no, ha delle ripercussioni non secondarie sulla natura di quello spazio peculiare costituito da quei metri quadri che circondano la porta di un bar.
Luogo ad alto tasso di socializzazione in tutte le culture occidentali, soprattutto da quando le leggi hanno bandito, giustamente secondo me, i fumatori dagli spazi chiusi, a Tokyo diventa il deserto. Non che proprio non si possa fumare ovunque. Io ad esempio sto fumando mentre scrivo, mimando i miei simili che mi circondano. Ma siamo in tre. Cioè, non si dovrebbe fare, perció la maggior parte della gente non lo fa.
Dentro la gente ubriaca biascica testi e si trascina dietro note a caso, come se avesse fretta e prendesse le prime che gli capitano sotto mano, o sotto corda. Ma cosa ne è delle chiacchierate all’entrata, drink in una mano e sigaretta nell’altra, che per me rappresentano il vero motivo per cui esco la sera? Tra l’altro nessuno beve fuori e mi domando a questo punto se sia consentito o no.
E se dalle mani sparisse anche il drink? Così, all’improvviso, stai sparando le solite gioiose cazzate che si usa sparare fuori da un locale e puff  ti sparisce la sigaretta dalla mano destra. Non fai in tempo a guardare le dita libere e a dire “Ma che cazz…” che puff, ti scompare il drink dall’altra mano. Come minimo rimani senza parole. E per forza, ti hanno tolto due strumenti fondamentali alla socializzazione: alcol e tabacco.
Poi all’improvviso ti rendi conto che a fumare, bere e schiamazzare siete in sei e non capisci se quindi è consentito o se fai parte di un nucleo di ribelli che intende salvare il ruolo della soglia del bar. D’altronde sei anche alla quinta birra e le cantilene che provengono dall’atmosfera nebbiosa che satura il karaoke (dove a quanto pare si può fumare) hanno iniziato a confondere i tuoi pensieri.
Nel dubbio meglio continuare a attenersi alla vecchia regola “Guarda cosa fanno gli altri e adeguati”, che in Giappone, dove non sai se domandare sull’argomento potrebbe rivelarsi socialmente inappropriato, si trasforma in una salvifica condotta di vita.
Kanpai!

NO SMOKING - Ovvero sull’importanza della soglia di un bar.

Cioè, a Tokyo non si puó fumare per strada a parte alcuni luoghi opportunamente designati. Tale costume, norma civica, tortura sociale, rottura di palle o come la si voglia chiamare a seconda che tu fumi o no, ha delle ripercussioni non secondarie sulla natura di quello spazio peculiare costituito da quei metri quadri che circondano la porta di un bar.

Luogo ad alto tasso di socializzazione in tutte le culture occidentali, soprattutto da quando le leggi hanno bandito, giustamente secondo me, i fumatori dagli spazi chiusi, a Tokyo diventa il deserto.
Non che proprio non si possa fumare ovunque. Io ad esempio sto fumando mentre scrivo, mimando i miei simili che mi circondano. Ma siamo in tre. Cioè, non si dovrebbe fare, perció la maggior parte della gente non lo fa.

Dentro la gente ubriaca biascica testi e si trascina dietro note a caso, come se avesse fretta e prendesse le prime che gli capitano sotto mano, o sotto corda. Ma cosa ne è delle chiacchierate all’entrata, drink in una mano e sigaretta nell’altra, che per me rappresentano il vero motivo per cui esco la sera? Tra l’altro nessuno beve fuori e mi domando a questo punto se sia consentito o no.

E se dalle mani sparisse anche il drink? Così, all’improvviso, stai sparando le solite gioiose cazzate che si usa sparare fuori da un locale e puff  ti sparisce la sigaretta dalla mano destra. Non fai in tempo a guardare le dita libere e a dire “Ma che cazz…” che puff, ti scompare il drink dall’altra mano. Come minimo rimani senza parole. E per forza, ti hanno tolto due strumenti fondamentali alla socializzazione: alcol e tabacco.

Poi all’improvviso ti rendi conto che a fumare, bere e schiamazzare siete in sei e non capisci se quindi è consentito o se fai parte di un nucleo di ribelli che intende salvare il ruolo della soglia del bar. D’altronde sei anche alla quinta birra e le cantilene che provengono dall’atmosfera nebbiosa che satura il karaoke (dove a quanto pare si può fumare) hanno iniziato a confondere i tuoi pensieri.

Nel dubbio meglio continuare a attenersi alla vecchia regola “Guarda cosa fanno gli altri e adeguati”, che in Giappone, dove non sai se domandare sull’argomento potrebbe rivelarsi socialmente inappropriato, si trasforma in una salvifica condotta di vita.

Kanpai!

SUSHI - TARE INVIDIA

Tonno, salmone, red snapper, squalo, polipo, granchio, mackerel, gambero… Perdere il senno e tutto ciò che c’era nel portafoglio al mercato del pesce di Tokyo.

KOENJI E SHIMOKITAZAWA

Ovvero riguardo al fatto che tra i tentacoli di grattacieli della supercity nipponica esistono dei microcosmi che pare di stare in Zona Tortona o a Carnaby Street.
Quartieri supercool, nel senso che delle pezze usate costano più di capi firmati e dove metà delle persone camminano con un basso o una chitarra a tracolla.

Ma la mascherina giappa style portata con tanta scioltezza e disinvoltura… très chic no?

TOKYO - At the Opera
No, i Giapponesi con i boccoli dorati e la giacca di Lady Oscar onestamente no.

TOKYO - At the Opera

No, i Giapponesi con i boccoli dorati e la giacca di Lady Oscar onestamente no.

TOKYO - Waiting

TOKYO - Waiting

GOLDENGAI - La strada dorata

C’è voluto tempo perchè arrivassi a comprendere il valore estremamente positivo della disinformazione.
La tabula rasa ti permette di relazionarti genuinamente agli oggetti, senza preconcetti, ossia senza aver concepito mentalmente nulla prima di averlo sperimentato con i tuoi sensi.
Una tela bianca, una lavagna lucida, una pellicola fotografica vergine, pronta ad essere impressa da un momento all’altro, questa è la libertà.

Impressione, appunto. Ossia “azione e risultato dell’imprimere”. Con caratteri tipografici, con i piedi sulla sabbia, fare una buona impressione, avere l’impressione che… in ogni caso si preme qualcosa contro qualcos’altro e quest’operazione lascia un marchio. Nel caso in cui a premere sia il mondo e lo faccia su di noi, il marchio che lascia può aiutare a capire chi siamo. O può definire chi siamo, che forse è la stessa cosa. Risulta evidente perciò che se nessun’altro si è messo tra le palle in questo processo di formazione ontologica, interpretarne il risultato può essere più semplice e nettamente più interessante.

Così, camminando a caso per Shinjuku, mi sono ritrovato all’improvviso nelle stradine di Goldengai e nel momento in cui ho messo il primo piede in questo labirinto di asfalto e mattoni mi sono reso conto immediatamente di essere entrato in una dimensione parallela.
Luci galleggianti nell’atmosfera nera. Voci. Segnali luminosi che il più delle volte non puoi capire. Vicoli, più che stradine. Corridoi oscuri di un hotel urbano su cui si aprono le porte di infinite stanze. Ambienti spaziali di 4 mq con un bancone e quattro-cinque sgabelli. A volte persone, a volte nessuno, a volte un bartender che non manifesta alcuna intenzione di farti entrare. Poster, o quadri, o strumenti musicali, o semplici luci sulle pareti. Ogni ambiente, un anima. Spazi a tema che accolgono solo poche persone elette. Porte aperte fisicamente, ma ambienti serrati, così manifestamente intimi che ti senti un estraneo già al primo sguardo, senza bisogno che nessuno ti allontani.

Non sono luoghi tuoi, non adesso. A meno che non lo debbano essere o non lo siano già. A meno che non segua i segnali ed essi ti portino ad attraversare una di quelle soglie. A meno che non ti renda conto che quelle soglie erano sin dall’inizio dentro di te, oppure non erano mai esistite.
Ma questi sono concetti che non sfioravano nemmeno di striscio la mia mente prima della Bolivia. Prima di capire che non c’è niente da capire e che è molto più intelligente inseguire le note lontane di un karaoke e perdersi nell’ombra, nella luce, nell’offerta di tre birre al prezzo di due.

Nel caso voleste sapere di cosa sto parlando, vi rimando a questo articolo:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/09/13/olimpiadi-2020-tokyo-rischio-speculazione-edilizia-e-perdita-di-golden-gai/709890/

Altrimenti potete rimanere disinformati, prendere un aereo, perdervi per le strade di Tokyo e sperare di ritrovarvi per caso a Goldengai.
Ma suppongo di essermi già irrimediabilmente messo tra le vostre palle ontologiche, perciò, più semplicemente, potete smettere di fare quello che state facendo, uscire di casa, cominciare a camminare e vedere che succede.